“La cultura è alla base dello sviluppo” dice un adagio”.

 

Il Congo-Brazzaville è situato nell’Africa centrale sud-sahariana, sulla costa ovest a livello dell’equatore, dove occupa un territorio di 342.000 km2. Limitato a nord dal Camerun e dalla Repubblica Centrafricana, confina a sud-ovest con l’Angola e il Congo-Kinshasa, ad ovest con il Gabon. 

La popolazione del Congo è di 2.800.000 abitanti, il rapporto di urbanizzazione è del 60%. Più della metà della popolazione vive in grandi città come Brazzaville, Pointe-Noire, Dolisie, Nkayi, ed è in prevalenza giovane. Brazzaville è la capitale politica e Pointe-Noire la capitale economica.

 

I primi abitanti del territorio furono pigmei e boscimani, poi, nel XVI secolo, fu sede di regni Bantu che riuscirono a sottrarsi alla colonizzazione portoghese. Nel 1880, forze francesi guidate dall’esploratore italiano (naturalizzato francese) Savorgnan de Brazza iniziarono nel sangue la colonizzazione di questa terra: entro il 1925, la popolazione indigena era stata sterminata di due terzi. 

Il Congo-Brazzaville riconosce 62 lingueparlate nel paese e rimane uno dei paesi più poveri dell’Africa: il 70% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. La speranza di vita è scesa a 45 anni mentre la mortalità infantile rimane molto alta. 

Tra i problemi aperti c’è quello dell’assistenza sanitaria:
esiste un solo grande ospedale che è anche clinica universitaria a Brazzaville, mentre nel resto del territorio vi sono solo tre ospedali generici e una trentina di ospedali di base; ci sono anche circa 450 dispensari dislocati nei vari centri del paese, ma il costo elevato dei medicinali ne preclude, di fatto, l’accesso alla maggioranza della popolazione.
La ricerca affannosa del denaro ha sviluppato la prostituzione e la conseguente diffusione di malattie sessuali come l’AIDS.
Il bilancio sanitario è allarmante: l’AIDS è tra le maggiori cause di morte e la pandemia ha avuto effetti devastanti sui giovani adulti. Il crollo del sistema immunitario ha fatto sì che malaria e tubercolosi tornassero ad essere una grave minaccia. In particolare nelle città, infine, dove le condizioni igieniche sono particolarmente gravi, sono diffuse forme diarroiche ed altre patologie legate all’uso di acque contaminate.

 

Altro problema cruciale è l’educazione scolastica, abbastanza diffusa, a livello della scuola primaria, almeno nelle città, mente risulta molto più difficoltosa in tutti gli altri centri; naturalmente, ai livelli di istruzione superiori, le percentuali di frequenza calano drasticamente. Gli studi universitari sono accessibili solo nella capitale e a Ponte Noire.
La nomina a livello statale dei docenti e la chiusura nei confronti di scuole private gestite interamente dai religiosi,
rende sempre più difficile l’innalzamento del livello della proposta formativa e l’affrancamento dalla manipolazione politica.
La povertà crescente, la corruzione generalizzata, l’impunità, la passività e il sentimento d’impotenza che regnano ancora oggi nel paese
mettono ancora più in risalto le dimensioni della crisi. 

Il Congo è tra gli stati più urbanizzati dell’Africa: l’85% della popolazione risiede nelle città di Brazzaville e Pointe-Noire o nei piccoli villaggi situati lungo la ferrovia che li collega. 
Brazzaville è risultata la peggiore città del pianeta in cui vivere, secondo l’indagine basata su parametri relativi alla qualità della vita, tra cui: sicurezza, salute, istruzione, servizi pubblici, condizione socio-politiche ed economiche.

 

“Il Parco Virunga, casa dei gorilla di montagna”


Il Parco Virunga, patrimonio naturale dell’umanità Unesco, non è solo il luogo d’origine di quei gorilla che abbiamo imparato a conoscere, seppure in versione extralarge, con King Kong, ma anche la culla di un’infinità di altre specie animali, un prezioso ecosistema  ora seriamente minacciato dall’industria petrolifera. Gli ultimi gorilla potrebbero estinguersi per le  malattie portate dai turisti.
 L’allarme arriva dalla direzione del parco di Virunga, nella Repubblica democratica del Congo dove i  ricercatori hanno rilevato un numero di decessi “anomalo”.

 Nei 77 chilometri quadrati del parco, vivono gli ultimi esemplari di Gorilla di Grauer, una    sottospecie del Gorilla orientale. Il parco nazionale di Virunga, in Congo, oggi è il paradiso dei Gorilla  di montagna.

 

Territorio: geografia umana


In origine il territorio dell’odierna Repubblica del Congo era abitato dai pigmei, nomadi cacciatori e raccoglitori
che sono sempre vissuti nelle foreste, e di cui sopravvivono poche migliaia di individui, costituendo solo l’1,5% 
della popolazione. La quasi totalità infatti è composta da bantu, che si suddividono in gruppi e sottogruppi (bakongo, i più numerosi, 51,5%; bateke 17,3%; mboshi 11,5%; mbeti 4,9%; punu 3%;
sango 2,7%; maka 1,8%; altri 5,8%).

Paese prevalentemente forestale, il Congo è complessivamente poco abitato, con una densità di appena 10 ab./km².
Lo scarso popolamento è stato comunque uno degli aspetti caratteristici dell’area; nel 1910 la popolazione non superava i 400.000 abitanti. Nel primo censimento completo (1951), avendo censito tutte le tribù presenti nel territorio, risultarono 759.000 individui. L’aumento costante che si è avuto a partire dagli anni Cinquanta del Novecento è dovuto sia all’alto tasso di natalità sia alla diminuzione del tasso di mortalità infantile.

 


Oltre un terzo della popolazione vive nelle campagne, in villaggi dove abitano poche centinaia di persone. La principale risorsa del Paese è però rappresentata dalle foreste, che coprono circa la metà della superficie nazionale, ricoprendo i monti Mayombe e gran parte delle aree centroccidentali dello Stato.

 

  


Lo sfruttamento, iniziato in prossimità della costa, con lo sviluppo delle vie di comunicazione si è spinto nell’interno del Paese, seguendo il percorso della ferrovia: lo sfruttamento delle foreste è così costantemente cresciuto fino a diventare la principale risorsa economica dopo il petrolio.
Il patrimonio boschivo fornisce essenze pregiate che vengono lavorate in buona parte all’interno del Paese stesso; annualmente si producono ca. 
2,3 ma di m3 annui di legname,
in particolare okoumé, mogano ed ebano.
I maggiori addensamenti si registrano nella zona costiera e nell’immediato retroterra, dove la capitale Brazzaville, che ospita circa un terzo della popolazione, esercita una forte attrazione demografica, essendo il principale centro amministrativo e commerciale del Paese e accogliendo alcune delle maggiori attività industriali.

 



 È inoltre un attivo porto fluviale sulla principale via navigabile interna che la collega all’unico  importante sbocco marittimo del Paese, Pointe-Noire. La fornitura di energia elettrica e di acqua  è del tutto saltuaria, e vi sono quartieri in cui questi servizi sono forniti solo per poche ore al  giorno; i sistemi delle fognature e la gestione dei rifiuti sono carenti.

 

 Anche il degrado sociale è accentuato dall’alta densità demografica: miseria e violenza si  diffondono più facilmente ed ai numerosissimi bambini rimasti orfani si aggiungono i ragazzi di  strada, costretti a vivere di espedienti e condannati a non avere un futuro.

 

 

 

Economia: agricoltura, foreste,  allevamento e pesca L’agricoltura impiega ca. la metà della popolazione attiva ma  contribuisce solo per il 5% alla produzione del PIL (2006); i raccolti destinati al consumo interno non hanno ancora raggiunto l’obiettivo dell’autosufficienza alimentare e si tratta in una larga misura di attività di pura sussistenza, praticata spesso dalle donne (gli uomini ritengono più importante lavorare nelle piantagioni) con tecniche arcaiche.
Il Paese deve ricorrere all’importazione di taluni generi di prima necessità, come i cereali e il riso. Di particolare rilievo sono varie oleaginose (palma da olio, arachidi, sesamo), la canna da zucchero, il caffè, il cotone, il tabacco.

 

Economia: commercio, comunicazioni e turismo 


Il 49% (1990) della popolazione trae sostentamento dall’agricoltura, spesso condotta con metodi primitivi; i prodotti destinati all’esportazione vengono invece coltivati con sistemi più moderni nelle piantagioni della valle del Niari. La maggioranza della popolazione di questo paese è ancora legata a usanze tradizionali in occupazioni domestiche come questa; il piatto più comune consiste in una zuppa di cereali con radici di manioca.
I prodotti esportati includono noci di cocco, canna da zucchero, arachidi, tabacco, caffè, cacao, banane e, in misura minore, manioca, mais, patate dolci e riso. Il comparto agricolo forniva, nel 2006, il 4,2% del PIL.
La grande rilevanza commerciale della silvicoltura e le malattie causate dalla mosca tse-tse hanno recentemente ridotto la diffusione dell’allevamento. Una delle principali ricchezze del paese è costituita dal patrimonio forestale, dal quale si ricavano considerevoli quantità di legname pregiato, destinato in gran parte all’esportazione.

Le importazioni riguardano soprattutto generi alimentari, macchinari, mezzi di trasporto, prodotti chimici e tessili mentre le esportazioni sono in prevalenza rappresentate da petrolio (tra l’80 e il 90% del valore complessivo), legname e taluni prodotti agricoli (caffè, cacao, zucchero).

 

 

Le nostre realizzazioni in Congo-Brazzaville

Siamo andati nel Congo – Brazzaville:
il 70 per cento degli abitanti vive ancora sotto la soglia di povertà.
Una crisi umanitaria incombe sul Congo!


Don Silvano, tornando in Svizzera, ha portato con sé una valigia piena di speranze per il popolo congolese di Brazzaville; sono progetti
per i quali chiederò alle Istituzioni, alle Cooperazioni Internazionali e a tutti gli uomini di buona volontà di realizzare in tempo questi bisogni, queste esigenze prioritarie che consentiranno a questi innocenti di vivere con maggiore dignità. Aiutiamo questo straordinario Popolo a rialzarsi, aiutiamolo con Amore a riprendere il cammino di speranza con atti concreti.

Aiutiamoa migliorare la qualità della vita di migliaia di Bambini Africani, i quali riceveranno Amore e in cambio doneranno a noi, il loro sorriso e tanta voglia di Pace. Dobbiamo realizzare progetti in questo meraviglioso popolo Africano che sopravvive con grande dignità
alle disumane ingiustizie dell’Uomo...

 

Ho visto la vera grande miseria, l’atroce sofferenza di chi è uscito fuori da una devastante guerra che ha prodotto tanto male, al punto che i bambini di strada non si contano più; li vedi camminare ovunque, disseminati qua e là senza meta... Ho girato nell’entroterra, da Brazzaville a Pointe Noire.

 


 Il mio cuore nei cinque giorni di soggiorno si tingeva sempre più di tristezza ma anche e soprattutto  di Amore per questo popolo così offeso e martoriato... dissi a me stesso:
 “perché queste orribili ingiustizie?!!!!!!!” “Formazione dei giovani, aiuto alla famiglia e giustizia  sociale: sono le nostre priorità”, afferma
 Don Silvano. “La questione della formazione riguarda non solo i laici ma anche il clero” suggerisce  l’Arcivescovo Mons. Anatole, che invita Don Silvano a costruire un Seminario Minore di filosofia.

 

 “Di fronte all’aumento delle vocazioni, abbiamo bisogno di insegnanti qualificati nei nostri  seminari che aiutino i futuri preti a maturare sul piano umano, spirituale, intellettuale e pastorale.  Abbiamo 400 sacerdoti in Congo, un numero significativo, ma che è ancora inferiore rispetto alla  domanda.
 Una buona parte dei preti sono giovani e dobbiamo continuare ad accompagnarli nel loro  cammino sacerdotale”conclude l’Arcivescovo di Brazzaville, Mons. A. Milandou.   

 

L’Associazione «OPERA SAN GIUSEPPE» “Onlus”


porta avanti le sue battaglie per sensibilizzare quanti sono insensibili e distanti da questa drammatica realtà e da altre piaghe sociali, con particolare dedizione verso i bambini, specialmente per quelli che soffrono per la povertà, per le malattie, per la mancanza di cibo, per il razzismo, per lo sfruttamento e per tutte le ignobili forme che negano il diritto a tante persone di vivere una vita normale. Abbiamo girato per trovare sorgenti d’acque che servissero per realizzare l’Acquedotto San Giuseppe che avevo in sogno. Grazie ad un Vescovo, che ci ha indicato una sorgente d’acqua, potremo realizzare:

 

a) un “ACQUEDOTTO che arriverà a coprire 350 Km. per un milione di persone.
A questo proposito, l’Arcivescovo aggiunge che “l’urgenza più grave è l’acqua.
Quella potabile si è risolta perché si è creata una catena di distribuzione di bottiglie, ma manca l’acqua per lavarsi, così come per le toilette”.

Abbiamo visitato un terreno di 100 ettari, promesso dall’arcivescovo di Brazzaville, Mons. Anatole, dove potremo costruire:


b) il “CENTRO SAN GIUSEPPE”, un luogo privilegiato per realizzare: Orfanotrofio, Asilo, Scuola Primaria e Secondaria, Collegio Insegnanti, Centro Professionale, Collegio Universitario, Scuola di agraria con altri 100 ettari di terreno per coltivazioni ortofrutticole.

Inoltre, lo stesso Arcivescovo ci ha offerto un terreno per realizzare:

c) un “CENTRO DIALISI e NEFROLOGIA” a Brezzaville.

L’ospedale intende curare coloro che soffrono d’insufficienza renale cronica, dovuta alle pessime condizioni igieniche, alla denutrizione,
alle malattie cardiovascolari e ad una situazione socio-sanitaria già aggravata dalle guerre civili.
Prima di partire, mi portarono ad incontrare la Ministra degli Affari Sociali, Emilienne Raoul:
fu un incontro incredibile di grande intesa: per un’ora mi intrattenni con la Ministra dialogando con Lei sulle cose concrete da fare, stabilendo con il Governo una convenzione speciale per realizzare progetti a favore della Repubblica del Congo.

 

 

 

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